L'intervista al Direttore Generale dell'Area Tecnica Pantaleo Corvino realizzata dalla testata giornalistica online calciolecce.it .

Buongiorno direttore. Partiamo dal suo passato, sul quale ci sarebbe da scrivere almeno un libro. Io mi limito ad un elenco sommario: Chimenti, Lima, Lucarelli, Chevanton, Giacomazzi, Bojinov, Ledesma, Vucinic etc etc tra i big al Lecce, fino ad arrivare all'eredità lasciata da lei solo nell'ultimo ciclo a Firenze fatta dai vari giovani che stanno facendo scalpore in questi giorni come Dragowski, Milenkovic, Castrovilli, Chiesa, Vlahovic, Lafont, etc etc con nel mezzo tantissimi altri nomi. Quale "scoperta" la rende più orgoglioso?

"Sinceramente non sono una persona che guarda troppo al passato. Non mi piace soffermarmi su quello che è stato, ma ragiono sul presente e sul futuro. Tornando alla tua domanda potrei rispondere che a rendermi più orgoglioso sarà il prossimo talento che andremo a scoprire per il nostro territorio".

Una domanda inerente una delle sue ultime esperienze è però d'obbligo. Sinisa Mihajlovic nella sua autobiografia “La partita della vita” ha parlato in modo molto critico della sua parentesi alla Fiorentina, etichettata come una squadra bollita alla fine di un ciclo. In questo quadro però non sono mancate tante belle parole sul vostro rapporto, definito dal serbo “schietto e sincero”. Si rivede nelle parole del tecnico serbo?

"Ha ragione quando parla delle difficoltà alla base della sua esperienza in viola. Sinisa giunse a Firenze in un momento molto particolare per il club, che era in autofinanziamento e ripartire con un nuovo ciclo dopo quattro qualificazioni in Champions di fila. Lui aveva le piene potenzialità tecniche per essere protagonista della nuova Fiorentina, ma non fu per nulla facile lavorare su un humus negativo.Si ha ragione, tra di noi vi era un grande rapporto umano, che andava ben oltre il momento sportivo difficile".

Estate 2020, Pantaleo Corvino torna in patria, dopo 600 partite nella massima serie, per un nuovo stimolante progetto. Quanto le dispiace non potere avere la sua gente fisicamente al suo fianco all'inizio di questa avventura, e come si immagina l'accoglienza di stadio e curve piene una volta che questo periodo di pandemia sarà alle spalle?

"Appena sono arrivato ho detto subito che l’obiettivo principale è riuscire ad avverare quello che per me era un sogno, ovvero dare tutto me stesso per la mia gente e la mia terra. Quando si lavora si lavora per obiettivi. Voglio fare di tutto perché possa far tornare il Lecce come lo avevo lasciato, ovvero una squadra in A, uno stadio stracolmo di spettatori ed un settore giovanile tra i più importanti d'Italia perché questo territorio lo merita. In questa fase siamo da soli a combattere questa battaglia. Credetemi è davvero difficile farlo in queste condizioni. Sono certo che questa squadra avrebbe avuto enorme giovamento dall'essere incoraggiata in un Via del Mare pieno. I valori di gran parte di questa squadra avrebbero meritato uno stadio così, grazie al quale si sarebbero esaltati grazie al calore dei nostri tifosi. Questo perché un artista bravo ha sempre bisogno di una platea piena per dare il meglio".

Sono le prime battute di questo nuovo binomio Lecce-Corvino. E' soddisfatto del suo incipit e della sinergia creatasi con la proprietà del club?

"C’è una società straordinaria con un unico ed esclusivo interesse che è quello del Lecce, capeggiata da un presidente come Saverio Sticchi Damiani. Siamo partiti per aprire un nuovo ciclo. Sono passati troppi pochi mesi, ma è stato già fatto tantissimo lavoro. In questo periodo siamo stati come in una sala travaglio, ci siamo sforzati a fare un lavoro di grande sostanza ed enorme quantità, un lavoro che in parte è sotto gli occhi di tutti ma che sotto altrettanti aspetti resta invisibile ai più. Ciononostante, come hai detto bene tu, siamo solo agli inizi. E' stata raccolta la non facile eredità di una retrocessione, con un solo mercato alle spalle ma con le idee chiare su cosa ci sarebbe da fare. Quando si parte bisogna farlo sempre da una idea, da un pensamento. Con lo sforzo che poi tutto diventi realtà. Idea di un calcio sostenibile in relazione alle nostre risorse, con la possibilità di premiare un territorio. Ora lavoriamo sodo per mettere sul piano concreto questa concezione. In questa direzione stiamo iniziando a fare degli sforzi per patrimonializzare, per dare un ruolo chiave al settore giovanile, creare strutture e attrezzature, sognando un nostro centro sportivo. Stiamo lavorando anche sugli uomini e sull'organizzazione. Siamo solo agli albori. Certo posso assicurare che non lesiniamo sforzi per accelerare la realizzazione delle varie componenti del progetto nel miglior modo possibile. Il nostro territorio lo merita".

In parallelo al progetto ed al dietro le quinte c'è il campo, dove il Lecce di Corini si sta misurando nel contesto di una Serie B difficile come preventivato. Qual è il suo giudizio sul cammino dei giallorossi?

"Siccome i risultati sono figli dei numeri, questi vanno letti e ti aiutano a capire. Dandovi uno sguardo vedo che, nonostante la competitività della B e come detto i tanti travagli successivi alla retrocessione, la nostra, ad oggi, è la seconda squadra con meno sconfitte, e questo è un dato importante ed inconfutabile. Qualche pareggio sarebbe potuto essere una vittoria. Secondo me questo non è avvenuto, non per mancanza di uomini, ma quando vieni da una retrocessione c’è il rischio di portare con se delle scorie. Abbiamo cambiato tanto, il nostro allenatore è stato a lungo fuori a causa del Covid e per lo stesso problema abbiamo perso dei giocatori determinanti per diverso tempo. Poi, sia chiaro, tutto è migliorabile e noi lavoreremo per questo".

Gennaio vuol dire mercato di riparazione. In quali reparti la rosa del Lecce è migliorabile?

"Anche qui quando si fa una analisi bisogna guardare i numeri. Siamo il migliore attacco e non una delle migliori difese. E qui oltre a confermare un portiere come Gabriel al fianco di Lucioni è arrivato Dermaku che faceva il titolare al Parma in Serie A, un elemento di assoluto valore per la categoria. Come esterni abbiamo preso, oltre al confermato Calderoni, Adjapong che è titolare dell'Under 21 e Zuta che viene da 6 stagioni di fila in un massimo campionato. Quindi segno questo che non è un problema di mancanza di uomini, ma mancanza di tempo e di lavoro, visto che sono passati solo quattro mesi".

In questi giorni sono tanti i nomi accostati al Lecce, su tutti Hjulmand, Struna, Vecchia e Pisacane….

"Sono solo tutti figli di idee….”

E Kurrasca?

"Questo nome uscito non posso smentirlo, anche se c’è da fare una precisazione. Questo calciatore non viene dalla Turchia ma dalla Romania e si chiama Nurraska.”

Non ha nascosto che il mercato estivo 2020 è stato il più difficile della sua carriera. Nelle tante difficoltà, quale investimento l'ha convinta di più?

"Come detto prima è passata solo una sessione di mercato. Del reparto difensivo ho già detto. A centrocampo avevamo Majer e Tachtsidis, abbiamo aggiunto un profilo affidabile come Henderson. Sulla trequarti è rimasta la certezza Mancosu, mentre in attacco non c'era niente. La coppia d’attacco si presenta da sola, di Coda si sa tutto e Stepinski che in Serie A su 90 gare vanta la media di un gol ogni cinque partite.. E non dimentichiamo Paganini, jolly capace di fare più ruoli. Poi sono arrivati giovani come Listkowski, Bjorkengren e Rodriguez, che completano i rispettivi reparti oltre ad essere prospettive interessanti per il futuro. Tutto è migliorabile, ma lo sforzo compiuto non è stato semplice. In conclusione, e non è cosa da poco, siamo riusciti a toglierci tanti calciatori non funzionali al progetto come Benzar, Riccardi, Saraniti, Tsonev, Rispoli, Shakhov, Vera e Rossettini e Petriccione del quale abbiamo assecondato la sua volontà di rimanere in Serie A e ceduto alle giuste condizioni. Operazioni che hanno richiesto tanto lavoro".

In questo periodo sta tenendo banco la situazione legata a Filippo Falco, dato in uscita. Conferma che il calciatore ha più e più volte chiesto di essere ceduto?

"Non mi va di parlare ancora di argomenti noti a tutti. Confermo che come società siamo sempre stati chiari su tutto. Posso solo aggiungere che a volte passa il messaggio sbagliato che noi come club non cediamo calciatori per le alte cifre richieste, ma queste sono solo supposizioni prive di qualsiasi fondamento. Non a caso, come accaduto in altre circostanze, a volte formalizziamo un gentlmen's agreement con il quale si raggiunge un accordo con la soddisfazioni di tutte le parti.
Anche se i contratti quando ci sono andrebbero rispettati. Il Lecce comunque ha deciso di non mantenere in rosa tutti coloro che vogliono a tutti i costi cambiare maglia. L'unica cosa che non permetteremo mai come società è che un tesserato che voglia andare via lo faccia esclusivamente portando avanti un interesse unilaterale".

Cosa si possono aspettare dunque i tifosi giallorossi da queste settimane di compravendite?

" Dovremo essere virtuosi e creativi. Posso assicurare solo che noi non andremo ad effettuare un calciomercato stile scambio delle figurine, se ci saranno le opportunità si punterà a prendere elementi funzionali. Il mercato di gennaio è sempre avaro specialmente riguardo agli 11 se vuoi mantenere un sano equilibrio economico. Opereremo come detto, se non per migliorare i titolari almeno per migliorare la rosa, e se non sarà possibile per il presente lo faremo per il futuro.”

Ci sono giovani elementi in uscita tra quelli che fanno parte della prima squadra?

"Preciso che i vari Maselli, Monterisi, Pierno, Felici e Gallo rimarranno con noi. Abbiamo già deciso questo dall'inizio di stagione per valutare la loro crescita a fine annata".

Del lavoro invisibile ci può indicare qualche giovane profilo arrivato quest’anno che non è ancora emerso?

“Posso indicare iIl difensore centrale Pascalau, il centrocampista Vulturar, e l'attaccante Burnete, tutti classe 2004. Sono certo che ne sentiremo parlare come altri".

Arrivare nel massimo campionato e restarci quanto più a lungo possibile con una rosa di propri talenti, molti dei quali costruiti in casa, è il vostro obiettivo dichiarato. Pensa che il territorio salentino possa offrire dei profili su cui puntare per riportare in alto il Lecce ed il suo settore giovanile?

"Il territorio salentino ha da sempre prodotto per il calcio italiano delle risorse straordinarie, sarà ancora nostra cura che tutto ciò possa ripetersi, come è stato nell’altro ciclo precedente che è coinciso con 7 titoli italiani e tanti giovani che hanno prodotto un patrimonio tecnico ed economico. Per un calcio importante bisogna lavorare su potenzialità importanti e ci sforzeremo di cercare queste potenzialità come sempre è stato fatto: prima in casa, poi dietro l’angolo di casa, poi vicino e poi anche lontano da casa. Questa è sempre stata la strada che ci ha contraddistinto e che dobbiamo sforzaci a ripercorrere.”

Questo è un periodo particolare, in cui la gente ha bisogno anche di sogni e speranze. Quali si sente di prospettare ai tifosi del Lecce?

"Il mio sogno corrisponde a quello che è il mio obiettivo concreto, e lo vado a ricordare con grande convinzione e voglia di raggiungerlo: riportare il Lecce dove questo territorio meriterebbe. Ricreare un settore giovanile florido. Magari un sogno più particolare può essere quello di realizzare un centro sportivo tutto nostro, anche a costo di rinunciare ad un calciatore, per consentire al Lecce di fare un vero salto di qualità in senso assoluto".